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IMPIANTI DEL FABBRICATO: Impianti elettrici

CONDOMINIO E IMPIANTI ELETTRICI

In un edificio in condominio possiamo distinguere due impianti elettrici:

a) quello di proprietà comune;

b) quelli di proprietà esclusiva.

Gli impianti elettrici, dice l’art. 1117 n. 3 c.c., sono comuni “fino al punto di diramazione ai

locali di proprietà individuale dei singoli condomini, ovvero, in caso di impianti unitari, fino

al punto di utenza”. Come ogni impianto indicato nel d.m. n. 37/08 anche quello elettrico

condominiale deve possedere determinati requisiti che devono risultare da specifiche

certificazioni.

Puo capitare che l’impianto elettrico condominiale sia molto datato, sprovvisto di

alcuna certificazione e che l’assemblea decida di rifarlo completamente. Quell’intervento

dev’essere considerato un’opera di manutenzione straordinaria

Tali lavori, ci dice il d.m. n. 37/08, devono essere eseguiti da imprese abilitate ed iscritte

in specifici registri tenuti dalle camera di commercio e devono essere eseguite sulla

scorta di un progetto realizzato ad un tecnico competente (ossia tecnico avente i requisiti

richiesti dal d.m. n. 37/08).

I lavori devono essere considerati alla stregua di interventi conservativi delle parti

comuni sicché la spesa per la loro realizzazione dev’essere sostenuta da tutti i condomini

sulla base dei millesimi di proprietà, restando salva l’ipotesi di condominio parziale,

rispetto alla quale sarebbero chiamati a contribuire solamente i proprietari dell’impianto

(cfr. art. 1123, primo e terzo comma, c.c

Al termine dei lavori – specifica l’art. 7, primo comma, d.m. 37/08 – “previa effettuazione

delle verifiche previste dalla normativa vigente, comprese quelle di funzionalità

dell’impianto, l’impresa installatrice rilascia al committente la dichiarazione di conformità

degli impianti realizzati nel rispetto delle norme di cui all’articolo 6.

Di tale dichiarazione, resa sulla base del modello di cui all’allegato I, fanno parte

integrante la relazione contenente la tipologia dei materiali impiegati, nonché il progetto di

cui all’articolo 5”. Il rilascio della certificazione non può essere subordinato al pagamento

dell’opera

il decreto 37/08 offre, per chi non avesse ancora adempiuto agli obblighi di

conformità del proprio impianto, un valido e riconosciuto strumento che si chiama

dichiarazione di rispondenza ( DI.RI.)

E’ il controllo di tutte quelle condizioni di sicurezza minime che l’impianto deve possedere

secondo le norme di buona tecnica e la verifica dell’impianto tramite apposita

strumentazione al fine di accertare il corretto intervento dei salvavita e della messa a

terra, e la relativa produzione di documentazione mancante o incompleta quali la

planimetria con l’indicazione dei punti luce e lo schema dell’impianto stesso.

Al termine di tali controlli e verifiche il professionista incaricato rilascerà al committente la

dichiarazione di rispondenza ( DI.RI.) dello stesso alla regola dell’arte.

Questo vale , come sopra citato per tutti quegli impianti realizzati fra il 13 marzo 1990 e il

27 marzo 2008.

Vale la pena di ricordare che tanto la dichiarazione di conformità quanto la dichiarazione

di rispondenza dell’impianto servono a dare valore non solo al vostro impianto elettrico

ma anche allo stesso immobile in caso di compravendita. Inoltre il proprietario

dell’immobile è sollevato dalla responsabilità civile e penale in caso d’infortunio per i

pericoli derivanti dall’uso dell’impianto elettrico, in quanto la ditta esecutrice dell’impianto

si assume tale responsabilità.

se l’impianto condominiale è sostanzialmente conforme alle regole dell’arte ma manca

dell’obbligatoria certificazione ci viene in aiuto il sesto comma dell’art. 7 d.m. n. 37/08 a

mente del quale qualora la dichiarazione di conformità non sia stata prodotta o non sia

più reperibile “tale atto e’ sostituito – per gli impianti eseguiti prima dell’entrata in vigore

del presente decreto – da una dichiarazione di rispondenza, resa da un professionista

iscritto all’albo professionale per le specifiche competenze tecniche richieste, che ha

esercitato la professione, per almeno cinque anni, nel settore impiantistico a cui si

riferisce la dichiarazione, sotto personale responsabilita’, in esito a sopralluogo ed

accertamenti, ovvero, per gli impianti non ricadenti nel campo di applicazione dell’articolo

5, comma 2, da un soggetto che ricopre, da almeno 5 anni, il ruolo di responsabile

tecnico di un’impresa abilitata di cui all’articolo 3, operante nel settore impiantistico a cui

si riferisce la dichiarazione”.

Il condominio deve provvedere ad ottenere le certificazioni degli impianti di cui al d.m. n.

37/08, in quanto obbligatorie per legge e necessarie anche per la corretta tenuta

dell’anagrafe condominiale.

In base all’art. 7 della legge 46/90 tutti gli impianti elettrici dovevano essere adeguati alla

regola dell’arte entro tre anni e secondo l’art. 5 del PPR 447/91 ( regolamento di

attuazione della legge 46/90 ) sono adeguati , ai fini della protezione contro i contatti

indiretti, gli impianti realizzati prima del 13 marzo 1990 dotati di interruttore differenziale

da 30 mA , anche senza l’impianto di terra.

Le parti comuni di un condominio sono spesso un luogo di lavoro in quanto può

essere presente il portiere o negozi e/o artigiani oppure studi medici o professionali.

Solamente nei casi in cui nel condominio non siano presenti lavoratori si può

sostenere che non sussista l’obbligo di adeguare gli impianti elettrici realizzando

l’impianto di terra condominiale.

Ma è vero anche, che , per tutti gli interventi sugli impianti

(trasformazioni o ampliamenti) realizzati o da realizzare sulle parti comuni dopo il

13 marzo 1990 è richiesto l’impianto di terra , in quanto non possono essere

considerati a regola d’arte.

Oltre a quanto sopra, la legge 220 del 11 dicembre 2012 “ modifiche alla disciplina del

condominio negli edifici “ introduce un nuovo obbligo a carico degli amministratori di

condominio che riguarda gli impianti previsto nel modificato art 1130 del codice civile.

Tale obbligo consiste nella tenuta del “registro di anagrafe condominiale che deve

contenere ogni dato relativo alla condizioni di sicurezza “. Tale registro infatti deve

contenere i documenti relativi sia alle parti comuni che delle singole unità immobiliari .

I documenti essenziali relativi agli impianti elettrici sia del condominio che delle singole

unità immobiliari che devono essere contenuti nel registro di anagrafe condominiale sono:

Per i luoghi destinati ad abitazione :

1. La dichiarazione di conformità ( DI.CO. ) degli impianti adeguati prima del 13 marzo

1990.

2. La dichiarazione di conformità ( DI.CO. ) degli impianti realizzati dopo il 13 marzo 1990

e prima del 27 marzo 2008 completa di tutti gli allegati ( schema dell’impianto realizzato,

relazione dei materiali impiegati, planimetria dei punti luce, copia dell’iscrizione camerale dalla

quale si evince che la ditta incaricata possiede i relativi requisiti tecnico professionali per

l’impianto eseguito ) oppure, in sua assenza, la dichiarazione di rispondenza dello stesso ( DI.RI.).

3.

L’articolo 1130 punto 6 del codice civile prevede quanto segue:

curare la tenuta del registro di anagrafe condominiale contenente le generalità dei

singoli proprietari e dei titolari di diritti reali e di diritti personali di godimento, comprensive

del codice fiscale e della residenza o domicilio, i dati catastali di ciascuna unità

immobiliare, nonché ogni dato relativo alle condizioni di sicurezza delle parti comuni

dell’edificio. ogni variazione dei dati deve essere comunicata all’amministratore in forma

scritta entro sessanta giorni. L’amministratore, in caso di inerzia, mancanza o

incompletezza delle comunicazioni, richiede con lettera raccomandata le informazioni

necessarie alla tenuta del registro di anagrafe. Decorsi trenta giorni, in caso di omessa o

incompleta risposta, l’amministratore acquisisce le informazioni necessarie,

addebitandone il costo ai responsabili.

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